Trasporto di cani in condizioni disumane: è maltrattamento

13.06.2019

Cassazione penale, sez. III, sentenza 17/04/2019 n° 16755 

Configura il reato di maltrattamento di animali il trasporto sovraffollato di cani idoneo a infliggere agli stessi condizioni, anche provvisorie, contrarie al senso di umanita' ed insopportabili per le loro caratteristiche (massima redazionale).


E' quanto emerge dalla motivazione della sentenza 17 aprile 2019, n. 16755 della Corte di Cassazione (sezione III penale), che ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un'allevatrice, la quale aveva preso in carico, al dichiarato fine di accudimento presso la sede della propria attività, quarantuno cani presenti in altro allevamento, trasportandoli in condizioni improponibili per l'insufficienza degli spazi all'interno del veicolo, dove gli stessi risultavano stipati senz'aria e senza possibilita' di difesa dalle proprie deiezioni.

La donna era stata rinviata a giudizio per il reato di maltrattamenti e condannata in primo grado. Nel giudizio d'appello era stata dichiarata la prescrizione del reato e confermata la condanna al risarcimento in favore di Enti di protezione degli animali costituitisi parti civili (Enpa, Wwf e Lav), cui erano stati affidati gli animali confiscati.

La ricorrente aveva proposto tre motivi di impugnazione: insussistenza del dolo del reato di maltrattamenti avuto riguardo all'intenzione che l'aveva animata nel prendersi in carico gli animali; mancata riqualificazione del fatto a norma dell'articolo 727 c.p., assumendosi un trasporto in precarie condizioni e non in condizioni tali da infliggere sofferenze; esorbitanza del risarcimento del danno morale in favore delle costituite parti civili.

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La sentenza

La Corte ha ricordato come l'oggetto del reato ritenuto nel caso di specie sia rappresentato dalla riprovazione nei confronti di coloro che infliggono inutili sofferenze nei riguardi degli animali e, in particolare, nei riguardi dell'animale antropizzato per eccellenza come il cane; ha, pertanto, condiviso i provvedimenti di merito che avevano legato l'accertamento di responsabilità all'inflizione agli animali di condizioni contrarie al senso di umanità ed insopportabili per le loro caratteristiche.

Secondo la Corte le stesse argomentazioni, addotte dalla ricorrente a sua difesa - vale a dire la circostanza di avere provveduto al trasporto sovraffollato al solo scopo di provvedere alla loro cura nel canile di destinazione gestito dalla medesima - ne giustificavano la penale responsabilità, sebbene non più perseguibile per l'intervenuta prescrizione. Ciò in quanto l'intervento di assistenza avrebbe potuto essere compiuto interessando le competenti autorità veterinarie del luogo dove si trovavano i cani.

Questi, infatti, versavano, in pessime condizioni generali sicché il trasporto a condizioni oggettivamente incongrue e improponibili aveva finito per infliggere agli stessi, deliberatamente e senza necessità, quindi con dolo, una sofferenza giustificata solo dall'interesse economico dell'imputata.

Ravvisando nel caso sottoposto al suo esame l'integrazione della fattispecie dolosa di cui all'art. 544 ter (nonostante l'intervenuta prescrizione), la Corte ha riconosciuto la legittimità del risarcimento a favore degli enti esponenziali degli interressi lesi costituitisi parti civili e la legittimità delle motivazioni dei giudici di merito che hanno rapportato l'entità (determinata in via equitativa in ragione della natura del danno) alla non marginalità della condotta posta in essere dall'imputata, per di più professionista del settore.

Di qui la dichiarazione di inammissibilità del ricorso e la condanna alle spese del procedimento, al pagamento di una somma a favore della Cassa delle Ammende, nonche' alla rifusione delle spese sostenute nel grado dalle costituite parti civili.