Sequestrato il cane utilizzato per condotte persecutorie

21.04.2020

La misura cautelare serve a evitare che la libera disponibilità dell'animale possa aggravare o protrarre le conseguenze del reato o agevolarne la reiterazione (Cassazione penale, sentenza n. 10992/2020).

Con la sentenza n. 10992/2020 (testo in calce) la Corte di cassazione ha ritenuto esente da censure la motivazione del tribunale che, per delineare la sussistenza del periculum in mora in ordine al sequestro di un cane utilizzato in modo offensivo nei confronti della vittima, aveva valorizzato un episodio fuori dall'arco temporale della contestazione.

Sommario

  • Il fatto
  • Il ricorso per cassazione per violazione di legge in materia cautelare
  • La sentenza


Il fatto

La vicenda da cui è scaturito il ricorso, oggetto della sentenza che si annota, riguarda un'imputazione di atti persecutori in danno di una ragazza e del suo fidanzato, posta in essere, secondo l'imputazione, in un determinato periodo di tempo, da parte del ricorrente, con l'ausilio del suo cane di razza pitbull.

Poiché di quest'ultimo era stato disposto, e confermato, il sequestro preventivo, l'imputato ha proposto ricorso contro l'ordinanza del Tribunale del riesame, denunciando la violazione di legge per avere il giudice della cautela valorizzato un episodio non ricompreso nell'arco temporale dell'imputazione (in cui il cane si sarebbe scagliato contro la persona offesa), senza tener conto di un'annotazione di servizio redatta dalla Polizia Giudiziaria la quale dava atto di discrasie, nella ricostruzione dell'episodio, tra quanto riferito dalla persona offesa e quanto riferito dalla madre di costei; per avere altresì erroneamente negato rilevanza al percorso di disintossicazione intrapreso dall'autore delle condotte contestate, idoneo ad escludere l'attualità e la concretezza del periculum in mora.

Il ricorso per cassazione per violazione di legge in materia cautelare

Come noto in materia cautelare il ricorso per cassazione è proponibile solo per violazione di legge (art. 325 c.p.p.). Orbene, in giurisprudenza è costante l' orientamento interpretativo secondo cui nella violazione di legge può ricomprendersi anche il vizio della motivazione ma solo ove questo sia così radicale da rendere l'apparato argomentativo posto a sostegno del provvedimento o del tutto mancante o privo dei requisiti minimi di coerenza, completezza e ragionevolezza e, quindi, inidoneo a rendere comprensibile l'itinerario logico seguito dal giudice (Sez. Un., n. 25932/2008, Rv. 239692), sì da da tradursi nella mancanza fisica della motivazione o nella presenza di motivazione apparente.

In particolare, anche di recente (Cass. Pen., Sez. III, Sentenza 18 febbraio 2020, n. 6253) la Corte di Cassazione ha ricordato come la motivazione apparente debba essere distinta dal vizio logico della motivazione in quanto la prima è equiparabile alla mancanza di motivazione e come tale suscettiva di integrare la violazione di legge, mentre la seconda è configurabile solo in relazione ad una motivazione presente (Cass. Pen., Sez. U.n, n. 5876/2004, Rv. 226710).

L'inammissibilità del ricorso nel caso in esame, come vedremo di qui a breve, è stata dichiarata dalla Corte proprio in ragione della non ritenuta riconducibilità del vizio di motivazione sollevato nell'ambito della violazione di legge.

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La sentenza

Come si anticipava la Corte di cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso ritenendo che non fosse riscontrabile il vizio lamentato di violazione di legge, non ravvisandosi nella motivazione del Tribunale del riesame quelle caratteristiche (mancanza della motivazione e o difetto di coerenza completezza e ragionevolezza) che ne consentono la sussunzione nell'alveo del vizio suddetto.

Secondo la Cassazione il richiamo all'episodio non contemplato dal capo di imputazione, in cui la persona offesa sarebbe stata morsa dal pitbull, era stato legittimamente utilizzato dal decidente per comprovare la pericolosità dell'animale mentre l'esclusione della rilevanza della presa in carico del ricorrente da parte del Sert era stato legittimamente utilizzato dal decidente per ritenere sussistente il periculum in mora della misura reale.

Orbene, senza entrare nel merito della vicenda specifica che ha occasionato l'intervento della Cassazione in fase cautelare e che si auspica possa pervenire ad un accertamento compiuto dei fatti in sede di merito, anche in vista delle sorti del cane in sequestro, mette conto di ricordare come il periculum ex art. 321 c.p.p. si sostanzi nella necessità di evitare che la libera disponibilità della cosa possa aggravare o protrarre le conseguenze di un reato o agevolare la commissione di altri: l'interpretazione letterale della disposizione dovrebbe indurre a ritenere che la misura ablativa in questione possa intervenire solo quando la condotta si protragga pur in pendenza del processo ovverossia quando gli effetti del reato continuino a manifestarsi nel corso del processo stesso: ciò in quanto l'autorità giudiziaria deve intervenire in funzione repressiva di un reato in essere e non ante delictum.

Ed invero, il pericolo attinente alla libera disponibilità del bene deve presentare i caratteri della concretezza e dell'attualità: pertanto il giudice deve determinare in concreto il livello di pericolosità che la utilizzazione della cosa appare in grado di raggiungere in ordine all'oggetto della tutela penale, lo si ribadisce, in pendenza del processo ovvero quando gli effetti del reato continuino a manifestarsi nel corso del processo stesso.

CASSAZIONE PENALE, SENTENZA N. 10992/2020 >> SCARICA IL TESTO PDF