Reato colpire cane con bastone di ferro, sia pure a scopo dissuasivo

08.06.2019

Cassazione penale, sez. III, sentenza 12/04/2019 n° 16039 

Costituiscono maltrattamenti, idonei ad integrare il reato di abbandono di animali, non soltanto quei comportamenti che offendono il comune sentimento di pieta' e mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudelta', ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell'animale, procurandogli dolore e afflizione

Con la sentenza 12 aprile 2019, n. 16039 (scarica il testo integrale) la Corte di cassazione ha confermato la condanna, inflitta al ricorrente nel giudizio di merito, per il reato di cui all'articolo 727 c.p., per aver sottoposto a sevizie il suo cane di razza Amstaff, colpendolo violentemente, in più occasioni, con un bastone di ferro, privandolo del nutrimento e dell'acqua e lasciando la cuccia sporca e piena di deiezioni.

Il giudizio era stato per vero instaurato contestando il delitto di maltrattamento ex art. 544 ter c.p. ma il fatto era stato riqualificato sussumendolo nell'alveo della contravvenzione ex art. 727 c.p. Disposizione questa che, come noto, punisce con l'arresto fino ad un anno o con l'ammenda da 1.000 a 10.000 euro chiunque abbandona animali domestici o che abbiano acquisito abitudini della cattività nonché chiunque detenga animali in condizioni incompatibili con la loro natura e produttive di gravi sofferenze.

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Ricordando sommariamente gli elementi costitutivi della fattispecie appena richiamata, mette conto di rilevare come, secondo l'interpretazione consolidata della giurisprudenza di legittimità, costituiscano maltrattamenti idonei ad integrare il reato di abbandono non soltanto i comportamenti che offendono il comune sentimento di pietà e di mitezza verso gli animali per la loro manifesta crudeltà ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psicofisica dell'animale procurandogli dolore e afflizione; sotto il profilo soggettivo, non è poi necessaria la volontà del soggetto agente di infierire sull'animale cagionandogli lesioni all'integrità fisica, potendo le lesioni o anche solo i patimenti essere cagionati da colpa dell'agente.

Orbene l'imputato, con un unico motivo di ricorso contestava la configurazione della fattispecie contravvenzionale, assumendo di aver semplicemente posto in essere temporanee condotte dirette a frenare l'esuberanza del cane e che, sul piano probatorio, non fossero state accertate condizioni di detenzione del cane contrarie alla sua natura ne' patimenti conseguenti alle suddette condotte.

La Corte di cassazione ha per contro rilevato come i giudici avessero accertato che l'imputato aveva avuto comportamenti violenti con spranghe di metallo e tondini di ferro, con una certa frequenza e per un apprezzabile periodo di tempo, nei confronti del cane, sia pure a scopo punitivo e/o dissuasivo.

Facendo applicazione delle summenzionate coordinate ermeneutiche, consolidate nella giurisprudenza di legittimità, la Core ha pertanto dichiarato inammissibile il ricorso e condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 2.000,00 in favore della Cassa delle Ammende.