Cane esce dal recinto e aggredisce terzi, proprietario condannato

18.07.2020

Il detentore dell'animale assume una posizione di garanzia e risponde del reato di lesioni colpose (Cass. pen., sentenza n. 13464/2020).

In materia di lesioni colpose, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un animale impone l'obbligo di controllarlo e di custodirlo adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi anche all'interno dell'abitazione (Cassazione penale, sentenza n. 13464/2020 - testo in calce).

Con la sentenza in esame la Corte ha riconosciuto integrata la responsabilità per lesioni colpose in capo alla proprietaria di un cane di grossa taglia per non aver adottato le cautele necessarie ad impedire che il predetto animale aggredisse la persona offesa, cagionandogli una lesione alla coscia, e il cagnolino di quest'ultim.

Il fatto

La sentenza
La Corte, quindi, nel respingere le censure ha dato continuità all'indirizzo giurisprudenziale secondo cui, al fine di escludere la colpa rappresentata dalla mancata adozione delle debite cautele nella custodia di animali, non è sufficiente che l'animale si trovi in un luogo privato e recintato ma è necessario che tale luogo abbia caratteristiche idonee ad evitare che l'animale possa sottrarsi alla custodia e al controllo e arrecare danno a terzi(Sez. IV, n. 47141 del 09/10/2007, Rv.238351). Sulla scorta di tali motivazioni la Corte ha respinto il ricorso e condannato la ricorrente al pagamento delle spese processuali. 

Il giudizio di merito si era svolto dinanzi al giudice di pace di Vibo Valentia che aveva dichiarato responsabile la ricorrente del reato di cui all'art. 590 c.p. condannandola alla pena di euro 800 di multa. L'imputata, infatti, nella ricostruzione operata in sentenza, era risultata rea di non aver impedito che il cane di sua proprietà, uscisse dalla recinzione dell'abitazione, mentre veniva aperto il cancello elettrico, e aggredisse la persona offesa e il suo cagnolino.

Con il ricorso per cassazione, l'imputata denunciava il vizio di violazione di legge e il vizio motivazionale, lamentando in particolare che il giudice di prime cure: si fosse limitato a ricostruire i fatti senza indagare in ordine alla sussistenza dell'elemento psicologico della fattispecie di reato contestata; non avesse fatto corretta applicazione dei principi di diritto in tema di omessa custodia di animali che impone di accertare la loro effettiva pericolosità; non avesse, infine, operato alcun giudizio sul tema della prevedibilità in concreto circa la condotta aggressiva del cane.

La Corte ha ritenuto infondato il ricorso ed immune dalle dedotte censure la sentenza impugnata, nella quale il fatto era stato riconosciuto sia sul versante oggettivo della sussistenza del rapporto di causalità tra la condotta tenuta dall'imputata e l'evento addebitato sia sul versante soggettivo della sussistenza dell'elemento psicologico della colpa, avendo l'imputata azionato l'apertura del cancello elettrico senza le debite cautele nella custodia del suo cane di grossa taglia, tant'è che il predetto animale era uscito dal cancello della sua abitazione.

Ha ricordato la Corte come, secondo la consolidata giurisprudenza di legittimità in materia di lesioni colpose per malgoverno di animali, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un animale impone l'obbligo di controllarlo e di custodirlo, adottando ogni cautela per evitare e prevenire possibili aggressioni a terzi anche all'interno dell'abitazione (Sez. IV, n. 18884 del 16/12/2011 Rv. 18814); inoltre, la pericolosità del genere animale non è limitata esclusivamente ad animali feroci ma può sussistere anche in relazione a quelli domestici come il cane così da obbligare l'adozione di tutte le possibili cautele necessarie a prevenire le prevedibili reazioni dell'animale ed idonee aneutralizzare il rischio di eventi pregiudizievoli per i terzi (Sez. IV, n. 6393 del 10/1/2012, Rv. 251951).